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URBINO SENZA STUDENTI È FINITA

  • Immagine del redattore: Mario Rosati
    Mario Rosati
  • 4 mag 2020
  • Tempo di lettura: 3 min


“Urbino senza studenti è finita”:

un’affermazione banale e comune, che fino a pochi mesi fa si sfoggiava con il tono di un monito apocalittico durante le conversazioni da bar o da piazza, per schiantare con crudo realismo qualunque ragionamento o volo pindarico sul futuro di questa città, ora appare come uno scenario terribilmente realistico.


La preoccupazione è condivisa, non siamo più nel campo delle remote possibilità: se l’assenza della comunità studentesca dovesse protrarsi a lungo nel tempo, se la didattica a distanza dovesse essere accettata in maniera strutturale, nessuno si nasconda dietro ad un dito, sarebbe un disastro per tutta l’economia di Urbino.

La virata del settore della formazione verso una trasformazione digitale, finora necessaria alla salvaguardia, se da un lato ci appare come una destinazione naturale e imprescindibile dello sviluppo tecnologico, dall’altro, nemmeno a dirlo, prefigura l’antitesi dell’idea di città campus su cui si fonda Urbino.


Le enormi potenzialità sperimentate della didattica a distanza, che di certo contengono anche aspetti di indiscutibile vantaggio, rappresentano i prodromi di un cambiamento che dobbiamo governare, per evitare di esserne travolti.


Una riformulazione delle modalità didattiche - che prevedano quante più attività laboratoriali, lavori di staff, incontri con specialisti e autorità di settore, etc. – possono permettere di recuperare capacità forte di attrazione e permanenza degli studenti, ma è necessario elaborare un’ipotesi ancora più avanzata e radicale, che necessita uno sforzo importante delle varie componenti e soggetti in gioco, per cui non solo l’Università – che resta comunque il nodo centrale - ma anche le altre istituzioni formative della città.


In primo luogo deve essere impostato un confronto serio e approfondito con le istituzioni universitarie e formative per ridefinire un modello di rapporto tra università e città che sino ad oggi faceva riferimento al concetto di città campus. D’altronde abbiamo vissuto finora, più o meno consapevolmente, una condizione economica e sociale determinata sessanta anni fa e mai ripensata o ristrutturata alla luce del passare di mezzo secolo di storia. Un ideale di città sognato e concretizzato da persone illuminate che con una visione lungimirante hanno traghettato una città ed un territorio poverissimi nel futuro, nel mondo del terziario, dei servizi, della formazione.


Oggi quel futuro è passato e avremmo tanto bisogno di un nuovo ideale di città.


Un ideale di sviluppo sostenibile, non solo della città ma di tutto un territorio, che ne valorizzi l’identità, che ne diversifichi l’economia, rafforzando e salvaguardando i nostri settori storici ma anche aprendone di nuovi, che metta da parte i campanilismi e ragioni in maniera organica e territoriale.


In secondo luogo dobbiamo scongiurare la diaspora degli studenti che stabilmente risiedono in città: per far ciò non può essere sufficiente il buon senso del singolo nella riduzione temporanea dei canoni di affitto, ma riteniamo necessaria una presa di coscienza ed un intervento di carattere economico da parte dello Stato e della Regione nel formulare soluzioni che permettano di facilitare il superamento dell’impatto sulle famiglie del Covid-19 e, quindi, dei costi di locazione per gli studenti fuori sede.


Ma più localmente e direttamente, sarà questa l’occasione per poter ragionare in maniera nuova anche del rapporto tra città e studenti, delle varie problematiche che è indispensabile affrontare, delle soluzioni che possono essere elaborate, in un confronto che l’Amministrazione comunale non può sfuggire.


Come sempre, insieme al nostro stimolo, mettiamo la nostra disponibilità per affrontare queste criticità per il bene di Urbino e dei suoi cittadini.


Gruppi consiliari Partito Democratico e Viva Urbino


 
 
 

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